Un futuro libero da allevamenti intensivi
L’80% della carne che consumiamo in Italia proviene da allevamenti intensivi: oltre 700 milioni di animali ammassati in spazi ristretti, con un enorme impatto su clima, biodiversità, ambiente e salute. Un sistema insostenibile che danneggia tutti e che non possiamo più ignorare.
Chiedi a Governo e Parlamento di fermare gli allevamenti intensivi e proteggere il nostro Pianeta
Milioni di animali rinchiusi. Senza spazio, senza luce, senza vita.
Galline, maiali e bovini trascorrono l'intera esistenza in capannoni sovraffollati, ridotti a semplici unità di produzione.
La loro realtà quotidiana è fatta di:
- stress cronico e lesioni fisiche
- mutilazioni sistematiche e non necessarie
- sofferenze prolungate per produrre carne, latte, uova a basso costo
Ma il problema non è solo etico. Gli allevamenti intensivi sono una minaccia per la nostra salute: virus e batteri si diffondono più facilmente, aumentando il rischio di epidemie. E l’uso massiccio di antibiotici sugli animali fa aumentare la resistenza batterica, una delle emergenze sanitarie globali più gravi. Gli animali sono esseri viventi con diritti e bisogni propri. È ora di trattarli come tali.
Dobbiamo fermare gli allevamenti intensivi: FIRMA ORA!
I soldi europei finanziano un sistema ingiusto e insostenibile. È ora di cambiarlo.
L'80% dei fondi PAC (Politica Agricola Comune) va al 20% delle grandi aziende intensive. Il risultato è Un sistema che premia modelli intensivi e penalizza chi produce responsabilmente:
- il 42% dei fondi degli ecoschemi PAC 2023-2027 sostiene la zootecnia intensiva, mentre il pascolamento riceve meno sostegno;
- le piccole aziende agroecologiche ricevono fondi insufficienti per sopravvivere;
- la produzione si concentra nelle mani di pochi grandi operatori, erodendo il tessuto agricolo locale
Non è un problema di mercato.È una scelta politica.
L'Unione europea sta decidendo come investire i soldi di tutti noi cittadini. Oggi quella scelta va nella direzione sbagliata: più risorse agli allevamenti intensivi che danneggiano clima, biodiversità e comunità rurali, meno a chi tutela territorio e paesaggio.
Serve un cambio di rotta. È ora di dare più fondi pubblici a chi produce in modo estensivo e tutela biodiversità e paesaggi e meno risorse agli allevatori intensivi che danneggiano clima, biodiversità e piccole comunità rurali. Dobbiamo ridurre il sostegno economico agli allevamenti intensivi
Dobbiamo ridurre il sostegno economico agli allevamenti intensivi: FIRMA ORA!
Gli effetti degli allevamenti intensivi
Gli allevamenti intensivi inquinano l'aria che respiri, l'acqua che bevi e distruggono le foreste dall'altra parte del mondo.
I liquami e i rifiuti zootecnici rilasciano ammoniaca e protossido di azoto che si trasformano in polveri sottili PM2.5, responsabili ogni anno di migliaia di morti premature. Le conseguenze sulla salute sono concrete: aumento di asma, bronchite e malattie cardiovascolari.
I terreni e le acque vengono inquinati dai nitrati, alterando fiumi, laghi e falde, acidificando il suolo e riducendo la qualità delle coltivazioni.
Il danno non si ferma ai confini locali.
Per sfamare milioni di animali allevati intensivamente serve una quantità enorme di mangimi, soprattutto di soia importata dall'estero.
Il prezzo lo pagano gli ecosistemi più preziosi del pianeta: le foreste tropicali, abbattute per fare spazio alle coltivazioni, habitat distrutti e specie a rischio estinzione nonchè emissioni di gas serra in aumento a scala globale.
Contrastare gli allevamenti intensivi non è solo una battaglia per gli animali. È una scelta per proteggere la nostra salute, le nostre acque, le nostre foreste.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Governo italiano e al Parlamento di:
- Bloccare immediatamente nuove autorizzazioni per allevamenti intensivi e rivedere le regolamentazioni per quelli esistenti al fine di ridurre gli impatti ambientali, sanitari e sul benessere animale, con una moratoria contro l’incremento degli allevamenti intensivi
- Sostenere una transizione reale verso modelli di allevamento estensivi agroecologici, con maggiori incentivi dedicati alle piccole e medie aziende sostenibili nelle aree interne.
- Assegnare i fondi europei per premiare pratiche a basso impatto, tutela del territorio e benessere animale, favorendo l’integrazione tra zootecnia e agricoltura e non supportare i grandi allevamenti intensivi senza terra.
- Indicare un’etichettatura chiara con origine, tipo di allevamento, benessere animale, uso di antibiotici, provenienza dei mangimi e impatto su foreste e ambiente, evitando diciture vaghe o ingannevoli, per permettere ai cittadini scelte davvero consapevoli.
- Promuovere campagne di educazione alimentare, con incentivi per diete con la riduzione del consumo di carne e prodotti di origine animale più sane e sostenibili per ambiente e salute pubblica.
- Approvare la proposta di Legge di “Oltre gli allevamenti intensivi” promossa da WWF Italia e altre Associazioni con l’obiettivo di fermare l’espansione degli allevamenti intensivi e finanziare un piano nazionale di transizione agroecologica della zootecnia italiana.
Domande frequenti
Perché gli allevamenti intensivi sono pericolosi per la salute e l’ambiente?
Gli allevamenti intensivi rilasciano grandi quantità di ammoniaca, metano e protossido di azoto che, reagendo nell’atmosfera, contribuiscono alla formazione di PM2,5, tra gli inquinanti più dannosi per i polmoni e il sistema cardiovascolare. In Italia, circa il 75% delle emissioni di ammoniaca proviene dalla zootecnia intensiva, rendendo aree come la Pianura Padana tra le più inquinate d’Europa e contribuendo a migliaia di morti premature ogni anno. Questi allevamenti rilasciano anche notevoli quantità di metano, prodotto soprattutto dai ruminanti come bovini e ovini, un gas serra estremamente potente, circa 25 volte più efficace della CO₂ nel riscaldare il Pianeta. Non solo l’aria: gli scarichi degli allevamenti intensivi contaminano acqua e suolo, aumentando il rischio di eutrofizzazione, inquinamento da nitrati e alterazioni degli ecosistemi locali. L’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti favorisce inoltre lo sviluppo di batteri resistenti, minacciando la salute pubblica. Nel complesso, questo modello produttivo peggiora la qualità della vita delle comunità locali, aggrava la crisi climatica e compromette la sostenibilità ambientale, confermando l’urgenza di modelli di allevamento più rispettosi di animali e pianeta.
Qual è la differenza tra allevamento intensivo ed estensivo? Negli allevamenti intensivi, gli animali vivono spesso in spazi ristretti e spesso chiusi, con l’unico obiettivo di massimizzare la produzione. Questa gestione causa sovraffollamento, stress, uso eccessivo di antibiotici e gravi impatti ambientali. Al contrario, negli allevamenti estensivi agroecologici, biologici o al pascolo, gli animali godono di più spazio, possono esprimere comportamenti naturali e vivere in condizioni rispettose del loro benessere. Questi sistemi richiedono meno risorse, producono meno emissioni e contribuiscono a tutelare paesaggi, suolo e biodiversità.
Cosa chiede la petizione del WWF contro gli allevamenti intensivi?
La petizione chiede al Governo e al Parlamento italiano di adottare misure strutturali per la transizione verso un sistema zootecnico più sostenibile. Tra le richieste principali:
- una moratoria sull’espansione degli allevamenti intensivi;
- l’avvio di un piano nazionale di riconversione agroecologica per ridurre densità e impatti;
- il sostegno mirato alle piccole aziende agricole estensive biologiche;
- incentivi per pratiche produttive a basso impatto su clima, salute e benessere animale.
L’obiettivo della petizione del WWF contro gli allevamenti intensivi è proteggere salute, ambiente e biodiversità, ripensando le priorità di spesa pubblica a favore di un modello alimentare più equo e sostenibile.